2 settembre – Giornata di azioni contro le misure coercitive

L’Europa non è una terra di accoglienza. Poco a poco, tutte le strade sicure che la raggiungono sono chiuse e le persone che cercano rifugio, una nuova vita o un modo di ritrovare la loro famiglia sono costrette a seguire il cammino micidiale della traversata del Mediterraneo. E questa prova è solo una tappa : sul territorio europeo, le politiche di esclusione e di discriminazione non smettono di ostacolare la strada delle persone migranti.

 

In Svizzera, la libertà di movimento è un diritto fondamentale garantito dall’articolo 10 della Costituzione. Ciò nonostante, dal 1995, le autorità hanno instaurato misure e pratiche legali – le cosiddette misure coercitive – che contribuiscono all’isolamento e all’esclusione delle persone senza statuto stabile o regolare. In modo sempre più sistematico, le persone che cercano protezione in Svizzera o che non godono di un permesso di soggiorno valido sono detenute o sottoposte a rigide restrizioni di movimento nei loro comuni o cantoni di residenza.

Queste misure, che siano detenzioni amministrative o limitazioni spaziali della libertà di movimento, riguardano una gran parte delle persone per cui è stata presa una decisione di rinvio. L’esecuzione di tale decisione può variare ampiamente secondo il cantone. A Zurigo, le persone senza diritto di soggiorno in Svizzera vengono punite con arresti perimetrali. Dal 2016, non possono più lasciare il comune nel quale sono alloggiati, e rischiano una pena di 3 anni di prigione. Nel canton Vaud, gli arresti domiciliari delle persone minacciate di rinvio Dublino si sono moltiplicati. Nel canton Giura, un giovane richiedente di asilo è stato arrestato dal servizio della popolazione (malgrado il fatto che il servizio alla popolazione non ha il prerogative di polizia) affinché sia piazzato in detenzione amministrativa prima di essere rinviato in Italia.

Il fatto che i cantoni ricorrano sempre più alle misure coercitive è molto preoccupante. Le violazioni alla libertà di movimento, malgrado essa sia un diritto fondamentale, sono diventate la regola. Mentre i diritti fondamentali dovvrebbero valere per tutti, una categoria di persone in Svizzera viene automaticamente rinchiusa e repressa : imprigionamento, emarginazione e restrizioni di movimento sono diventati dei fenomeni banali di un sistema migratorio disfunzionale. Lanciamo un appello per una giornata nazionale di azioni decentralizzate su questo tema il 2 settembre 2017, per combattere questo regime di diritti a due velocità. La giornata darà l’inizio a una grande campagna nazionale per la libertà di movimento. Coinciderà con l’appello internazionale lanciato da gruppi europei ed africani che lottano contro la violenza delle frontiere per commemorare i due anni dell’estate migratoria 2015.

Le associazioni, gruppi e collettivi attivi nelle diverse regioni svizzere sono invitati a proporre un’azione/attività che mostri il loro rifiuto delle misure coercitive discriminatorie e il loro sostegno alla libertà di movimento, un diritto fondamentale per tutte e per tutti.

No a una politica d’isolamento delle persone migranti !
No alle misure coercitive che rompono i legami di solidarietà !
Sì alla libertà di movimento per tutte e per tutti !